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Quando e dove nasce il sapone? |
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Nei convegni di ecologisti ed ambientalisti, ma anche in altre occasioni, emergono frequentemente avversioni e critiche nei confronti di detergentii e detersivi che inquinano acque, suolo e cibi, anche se teoricamente dovrebbero essere "biodegradabili" al 90 per cento, cioè decomporsi in sostanze innocue. I consumatori si chiedono però se questa opposizione sia giustificata, dal momento che i detersivi servono per lavare e pulire e non si può convivere con la sporcizia, a meno che non ci sia un altro prodotto ugualmente detergente, ma non inquinante. In effetti c’è; si chiama sapone ed è strano che la ricerca e l’industria si siano orientate quasi esclusivamente al perfezionamento dei detersivi, anziché del sapone, anche se esistono detersivi in scaglie di sapone, ma hanno un mercato trascurabile. Eppure è nato prima il sapone, non tanto presto,probabilmente in Mediooriente.Già diversi secoli prima di Cristo si usava principalmente l'argilla umida o la cenere. Ma già i Galli si pulivano il volto e i capelli con un primo abbozzo di sapone costituito ,da grasso di capra e cenere, che si chiamava "sapo" e che è stata la radice etimologica del sapone in quasi tutte le lingue. Le prime produzioni e commercializzazioni dell sapone si attribuiscono invece alle Repubbliche marinare (dalle quali è derivato, appunto, il nome "sapone di Marsiglia"), quando si scoprì che, unendo un grasso con una sostanza alcalina, come la soda o la potassa, si otteneva un prodotto che puliva molto bene perché produceva una schiuma detergente, anche se allora non si sapeva perché. Contrariamente a quanto si pensa, è l'acqua che pulisce; il sapone o il detersivo danno solo una mano. Il sapone e la liscivia sono perfettamente e totalmente biodegradabili: la parte grassa viene fagocitata dai batteri, che danno inizio a un nuovo ciclo creativo di vita fino ai pesci e all’uomo che si ciba dei pesci; la parte alcalina, come la soda, si scinde in atomi innocui, restituendoli al loro ciclo naturale. Tutto ciò è cessato all'inizio degli anni ’60 quando l'industria chimica si accorse che poteva utilizzare l'enorme quantità di molecole grasse di avanzo unendole con un anello benzenico e un gruppo solforico per fabbricare qualcosa di simile al sapone. In realtà, non funzionava bene e si dovettero aggiungere altre sostanze, tanto che il detersivo è chiamato "formulato" perché ce ne sono circa una trentina. Per esempio, contiene i polifosfati, che consentono di lavare con l'acqua calcarea anche se non è calcarea, contengono il perborato, che è uno smacchiante chimico e si deve utilizzare per forza anche se non ci sono macchie resistenti da pulire, poi enzimi, poi sbiancanti che in realtà sono "abbaglianti" o riflettenti ottici per impedire di vedere lo sporco giallino che rimane. In verità la risposta potrebbe essere molto semplice; il detersivo è un affare, ha un costo industriale molto basso e proporzionalmente un prezzo al consumo molto alto, che permette di guadagnare bene a tutta la catena produttiva e distributiva, come dimostra l’altrettanto ingente spesa pubblicitaria per la promozione. |



